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    dolorum
 

Sabato, 13. Gennaio 2007

dolorum
di sleepingbear3, 17:39



DOLORUM

LEGGO DELL'ALTRO :
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Title: Dolorum - Author name: sleepingbear - Category: Drama - Rating: PG - Summary: It's Harry's fifth year at Hogwarts. A long-lost (but not forgotten) potion reappears in the worst possible way, forcing Snape to fight through painful memories in an attempt to redeem himself. From Snape's POV - Tradotto da Franco Pierotti e Cuccussétte – Dramma - Per I piccoli occorre un adulto vicino – quinto anno per Harry, una pozione persa da molto tempo riappare nella peggiore delle maniere, costringe Snape a lottare contro ricordi dolorosi pur di redimersi
Qui l’Originale : http://www.thedarkarts.org/authors/sleepingbear/dolorum.html

“Longbottom!”
Sbuffò quando il ragazzo ciccione also gli occhi, la faccia rossa, le sopracciglia sollevate in una perpetua domanda.
“Sono tre gocce di veleno, non trenta, Longbottom.”
Il ragazzo guardò la lista degli ingredienti che aveva copiato dalla lavagna mentre gli studenti attorno a ui si scansavano inorriditi. Di solito gli errori di Longbottom erano fonte di sollazzo per i Grifondoro della classe, e di derisione dei Serpeverde, ma nessuno di loro pareva divertito dall’idea di una pozione che contenesse dieci volte la dose voluta di veleno di basilisco. Snape notò che Harry, in particolare, era divenuto un poco pallido mentre guardava sbirciando il compagno.
“Venti punti dal Grifondoro per essere un imbecille, Longbottom.” Mentre il ragazzo squittiva imbarazzato, Snape proseguì, “E altri dieci per aver sprecato ingredienti di valore.”
A questo Potter guardò su, chiaramente infuriato. Snape congiunse gli occhi con i suoi per un lungo momento,lottando col desiderio di sbuffare di nuovo. Ricevere quell’espressione da Harry Potter era la sola cosa più divertente del sottrarre punti dai Grifondoro. Ma il ragazzo era lento ad arrabbiarsi, quest’anno, e Snape credeva di sapere il motivo. Potter, ne era certo, era sempre scioccato fino nell’intimo dagli eventi che avevano concluso il Torneo Tremagli. Lo sguardo mite negli occhi, il modo in cui gli amici dovevano giostrarlo o gridargli per ottenere la sua attenzione, il modo in cui le mani tremavano quasi impercettibilmente mentre preparava gli ingredienti per le pozioni…
Potter alla fine distolse lo sguardo, e Snape scosse la testa. Non poteva accusare il ragazzo, in verità. Snape aveva visto l’estensione della rabbia di Voldemort dopo che Harry gli era scappato nel cimitero, aveva sofferto le crudeli manifestazioni dopo che si era presentato all’Oscuro Signore, implorando pietà, fingendo di proclamare la sua lealtà. Voldemort aveva cessato la tortura su Snape solo dopo che Lucius Malfoy ed altri Mangiamorte che avevano bambini a Hogwarts si intromisero e dichiararono che l’astio di Snape per il Ragazzo – Che - Sopravvisse era ben risaputo, che i loro figli Serpeverde avevano riportato che Snape aveva reso meschina la vita di Potter, ad ogni momento. Era stato tutto un piano di Snape, ovvio; sebbene, nel far finta di odiare il figlio di James Potter, si era trovato pericolosamente vicino a sentire per davvero quella emozione. L’astio di Snape per Voldemort andava assai più a fondo, da un posto che nessuno di quei pivelli avrebbero mai saputo…


Si alzò dai suoi pensieri per scoprire che il grosso della classe lo guardava in attesa, avendo finito con le loro consegne. Severus si maledisse per aver sognato ad occhi aperti e marciò diretto al suo banco, incrociando le braccia davanti a lui.
“E’ tempo di provare una delle tue pozioni, allora…” Fissò Longbottom e sentì parecchi studenti rantolare forte. “Penso di no. Forse –“ Si fermò davanti al calderone di Dean Thomas. “Riempi un calice con la tua pozione e posalo sulla mia cattedra. Adesso abbiamo bisogno di un volontario…” Gli occhi di Snape viaggiarono di nuovo nella classe e si fermarono su Harry Potter. Questi stava mescolando il suo intruglio con fare assente, dimentico di quello che avveniva nella stanza.
"Potter!"
il ragazzo guardò su vacuo; Snape sentì un lampo di rabbia.
“Grazie per esserti unito a noi, Potter. Dato che hai dimostrato una simile propensione per l’invisibilità ( a questo diversi studenti si scambiarono occhiate perplesse ). “Forse potrai assaggiare la pozione del tuo compagno.”
Potter si limitò ad alzare le spalle e spinse indietro la sedia; mentre camminava aggirando il banco, un suono di cosa rotta e un urlo soffocato attirò l’attenzione di ciascuno verso il fondo dell’aula. Scotendo i capelli per l’irritazione, Snape si affrettò dietro agli ultimi banchi e trovò due ragazze Serpeverde che lottavano pe rialzarsi in una confusione di pozioni versate, con un calderone rovesciato tra di loro.
Una di loro alzò gli occhi verso di lui inorridita. “Non so cosa è successo, signore! Si è sollevato dal tavolo per conto suo e s’è rovesciato!” C’era il panico nei loro occhi. “Il veleno, Professore..”
“Non vi farà male in questa forma,” disse Snape, tirandole su per il bavero delle loro tuniche. “In questa mistura, vi assicuro, è abbastanza innocuo.” Si voltò e fronteggiò il resto della classe. “Chi è responsabile di questo?” Non attese risposta, e ovvio non ne venne alcuna. Aveva i suoi sospetti, tuttavia. “Weasley? Cerchi di salvare Potter dall’assaggiare una semplice Pozione?”
La faccia di Ron Weasley divenne rossa come i capelli mentre cercava di cacciar fuori una risposta. Snape gi fece un gesto di diniego.
“Non importa. Dieci punti dal Grifondoro.” Sorrise tra sé agli ululati che le parole produssero nella stanza. “Adesso, abbiamo la pozione di Thomas?” Vide che il calice era stato appoggiato sul banco. “Potter?”
Il ragazzo era in piedi silenzioso al banco mentre la confusione sul fondo veniva sistemata; obbediente avanzò davanti alla classe, con gli occhi bassi. Snape ignorò le furiose occhiate di Weasley e della Granger. < Pensano che lo provochi, > pensò. < Bene, hanno agione.>
Potter raggiunse la cattedra e sollevò il calice d’argento. Appena le dita toccarono il metallo ornato, il ragazzo visibilmente fece una smorfia. Amareggiato, sollevò il calice e ne annusò il contenuto. Snape lo guardò con interesse mente l’espressione apatica svaniva dalla faccia; gli occhi del ragazzo erano diventati attenti e brillanti.
“Bevila tutta, Potter, e consegna ai tuoi compagni di classe la vista di un corpo in parte invisibile che fluttua nella scuola per le prossime ore.” I Serpeverde sghignazzarono.
Harry Potter si era congelato, comunque, la faccia vicina alla tazza mentre gli occhi erano chiusi per la concentrazione. La mano libera di colpo si sollevò e si chiuse sulla cicatrice a saetta sulla fronte.
“Oh, grande, ecco che arriva un altro numero!” La voce di Draco Malfoy tagliò il silenzio che era disceso, spedendo i Serpeverde in un altro scoppio di risate. I Grifondoro – Weasley e la Granger in particolare – presero a sussurrare reciprocamente con toni allarmati.
Il salire del rumore parve riscuotere Potter. Batté le palpebre verso il calice nella mano. Snape fu sorpreso quando il ragazzo porse la coppa argentata verso di lui.
“Penso che qualcosa non vada qui, Professore. Potresti magari controllarla prima che io provi a berla?” La voce di Potter era come sempre educata, ma gli occhi lampeggiavano mentre guardava accorto Snape. Sembrava esserci qualcosa sotto quello sguardo. < Paura? > pensò Snape. < Supplica ? Accusa ?> non era abituato a leggere le espressioni del ragazzo, e certo non poteva iniziare adesso.
“Lascia che ti ricordi, Potter, che è stato uno dei tuoi compagni di classe a bollire la pozione. Allora bevi – adesso! – E dieci punti dal Grifondoro per la tua codardia.”
Era stato il bottone più adatto da schiacciare. Potter subito si incupì e divenne rosso. Sollevò il calice alle labbra, e di nuovo si fermò. Snape respinse un poco di esasperazione quando di nuovo il ragazzo fissò il liquido nella coppa d’argento.
Gli occhi verdi si alzarono per incontrare i suoi di nuovo. “Davvero, Professore; se potessi davvero..”
“Venti punti,” disse Snape gelido mentre i sogghigni dei Serpeverde riempivano la stanza.
Potter si incupì e scrutò indifeso gli amici. Snape notò che Hermione Granger guardò assai preoccupata, mentre Ron Weasley pareva essere imbarazzato per il migliore amico. “Devila, Harry” Snape vide che muoveva la bocca in silenzio mentre l’amico coglieva l’occhiata. < Ah, piacere reciproco, < pensò Snape mentre guardava il crescente disagio di Potter.
Il ragazzo lo guardò di nuovo; adesso l’espressione di supplica era chiaramente leggibile. La mano che reggeva il calice tremava parecchio. “Professore…”
Tutto questo non era affatto da Potter, ma non diminuì il piacere che Snape ricavava dalla situazione. “Cinquanta punti, e se ti rifiuti oltre, proveremo la pozione piuttosto sulla Signorina Granger.”
Le spalle di Harry si afflosciarono, e chiuse gli occhi mentre sollevava il calice alla bocca e lo vuotava con un paio di lunghe sorsate. Parecchi studenti scoppiarono in sarcastici applausi.
“Stai lì, Potter, così i tuoi compagni di classe potranno avere una vista decente del tuo incredibile atto di sparizione. Adesso,” Snape si scostò da Harry per aver davanti il resto della classe “Noterete che le mani e la testa saranno i primi a spa…”
fu interrotto da un rumore di singhiozzo dietro di lui, seguito da esclamazioni da parte di alcuni studenti. Si guardò alle spalle.
Potter era diventato pallido ed era piegato su sé stesso; si afferrava al bordo del banco. Gli occhi erano strizzati e la faccia contorta in quello che pareva dolore. Mentre Snape guardava, il ragazzo risputò un poco e ondeggiò contro il tavolo.
“Oh, uffa, Potter! Ti ho detto che il veleno nella pozione è neutralizzato. Vai al tuo dannato posto, e altri cinquanta punti dal Grifondoro per la messa in scena.”
Harry schiuse gli occhi appena e annuì, poi fece due passi verso il proprio banco prima di gettare un alto grido e cadere a terra.
“Oh, diavolo…” borbottò snape mentre marciava verso il ragazzo caduto. Venne scansato dalla sua via da Weasley e dalla Granger che erano accorsi dal loro amico. Potter aveva smesso di avere le convulsioni e giaceva ansimando sul pavimento di pietra.
“Harry? Harry!” Ron Weasley rigirò Harry proprio mentre un altro spasimo squassava il corpo. Questo durò di più, e mentre Potter si piegava in posizione fetale, i suoi compagni si affollavano davanti all’aula, qualcuno gridava altri ridevano… Snape sentì un nodo nello stomaco che si spargeva nel petto; all’improvviso poté respirare a fatica. La mente tornò di colpo a un ricordo rimosso da tempo… un momento in cui aveva visto qualcun altro soffrire una reazione del genere… <No, non può essere…>
Le dita divennero insensibili e le orecchie ronzarono. Snape fece cadere due studenti allungandosi sulla cattedra ed esaminò il calice da cui Potter aveva bevuto. Lo tenne sotto il naso ed inspirò a fondo, e sentì il cuore fermarsi quando il gelo di un orribile riconoscimento lo soffocò. Quel puzzo disgustoso come di sangue rappreso e pelle marcescente e le esalazioni dei più tremendi posti sulla terra lo paralizzarono; sentì echi di grida lontane nella testa…
“Professore!” Hermione Granger o stava fissando, la faccia coperta di lacrime mentre cercava di trattenere la testa di Harry Potter che si agitava in grembo. “Cosa è successo? Devi aiutarlo!”


Un flusso di rumore riempì la stanza; su di esso, la voce estraniata di Dean Thomas poteva sentirsi implorare i compagni che lo trattenevano. “Ma ho seguito le istruzioni, giuro, l’ho fatto!” Neppure i Serpeverde ora ridevano; il grosso di loro aveva scelto d’appollaiarsi sui banchi davanti e fissavano Potter con espressioni che andavano dalla paura al blando divertimento. Gli occhi di Snape caddero su Draco Malfoy. Il figlio di Lucius era curvo, gli occhi, sbarrati per la confusione. Colse l’occhiata di Snape e lento scosse la testa. <Non penso sia così >; questo pensò Snape mentre la sua attenzione tornava a Potter. Qualcuno aveva scambiato le pozioni – quella doveva essere la spiegazione. Il calderone rovesciato in fondo all’aula doveva essere una diversione. Ma chi? Non c’era tempo di investigare, comunque.
Lavender Brown era scoppiata in forti singhiozzi mentre un’altra convulsione scosse di dolore il corpo ed il viso di Harry Potter. Snape ora riconobbe lo schema. Dolore assurdo, incredibile, seguito da qualche attimo di preziosa calma. Gli episodi dolorosi divenivano più lunghi, i periodi di calma più brevi mentre poco a poco la vittima si sarebbe dissolta in un mondo di dolore senza speranza, pregando per quei momenti di sollievo che non sarebbero più arrivati… era peggio della Maledizione Cruciatus, perché non sarebbe finita, non senza che sopraggiungesse la morte… Snape sapeva tutto questo; era in intima familiarità con quel veleno. Dopo tutto, lo aveva inventato lui stesso, ed era l’unico stregone vivente che sapesse distillarlo.
Aveva avuto esperienza del suo uso una sola volta.
Snape si inginocchiò al fianco di Potter. Senza alzare gli occhi, prese a dare ordini. “Uno deve andare in Infermeria e convocare subito Madama Pomfrey. Ditele di portare compresse fredde e soluzione idratante. Qualcun altro trovi Dumbledore e la McGonagall e li porti qua.” Alzò lo sguardo, occhi lampeggianti attraverso le facce piene di panico degli studenti, prima di sceglierne uno. “Malfoy!”
Il ragazzo biondo si mosse in avanti lesto. “Professore?”
“Avvia due calderoni freschi. Bolli acqua pura in uno, nell’altro scalda mezza tazza di sangue di unicorno. Poi inizia a macinare ali di vespa nera.”
Ron Weasley lo fissò da oltre la forma tremante di Potter. “Malfoy!? Non puoi essere serio! Probabilmente lo ha fatto lui! E’…”
“Il miglior studente nell’aula, Ron, quindi stai zitto.” La voce della Granger era placida e decisa, e Snape la guardò con lieve sorpresa. Lei non distolse mai gli occhi da Harry. “C’è niente che possa fare, Professore?”
“Resta con lui,” le disse posando una mano sulla spalla di Potter. Poteva sentire profondi tremiti che scuotevano il ragazzo. “Parlagli, calma. Probabilmente può ancora sentirti. Avrà bisogno di qualcuno che lo tenga a contatto con la realtà.” Snape guardò la faccia del ragazzo, che era per lo più coperta dalle braccia che aveva gettato sulla testa nel vano tentativo di respingere il doloroso assalto. Gli occhi erano serrati, da tempo gli occhiali erano caduti, e i muscoli della mascella lavoravano sotto la pelle pallida delle guance. I capelli erano già zuppi di sudore. A parte un piano lamento ad ogni respiro, Potter non faceva rumore. Sembrava lottare. La testa di Snape echeggiò di nuovo con grida, due persone, che imploravano il suo aiuto.
“Fatto, Professore.”Malfoy aveva seguito gli ordini e aspettava altri. Snape si alzò in piedi scosso e prese a elencare gli ingredienti necessari per l’antidoto. Lo sapeva a memoria, sebbene non lo avesse fatto mai per davvero. Si era costretto a memorizzarlo, lo recitava come un mantra nella testa in notti insonni. Era la sua sola preghiera, la sua sola penitenza rimasta.
“Severus?” Dumbledore, la McGonagall e la Pomfrey arrivarono tutti nello stesso momento. Il Preside si affrettò e si inginocchiò a fianco di Harry. “Cosa è?”
“Pozione Dolorum, Albus.” Snape a malapena poté alzare la voce più di un sussurro.
Tutti loro impallidirono; la McGonagall si premette una mano al petto e ansimò. Dumbledore guardò tagliente Snape. “Come?”
“Non lo so. Qualcuno ha scambiato pozioni e io… gliela ho fatta bere.” Sarebbe finito ad Azkaban; e se lo sarebbe meritato. Sarebbe dovuto andare là molto tempo prima.
Come in accordo, Dumbledore annuì, posò una mano sulla testa del ragazzo mentre si agitava per il dolore.. “Finisci l’antidoto, ma potrebbe essere troppo tardi…”
Snape sapeva cosa voleva dire. Occorreva minimo mezz’ora per preparare l’antidoto, e la pozione Dolorum avrebbe potuto uccidere Potter prima di allora, o come minimo renderlo pazzo. Ma doveva provare. Si unì a Malfoy ai due calderoni sulla cattedra, era a malapena consapevole degli altri professori che dividevano gli studenti in gruppi e li interrogavano individualmente.
All’improvviso un acuto grido risuonò dall’altra parte dell’aula. Una risata acuta seguì. “L’Oscuro Signore è tornato! Dolore e morte a quanti osano opporsi a lui!”
Parecchi studenti gridarono e sgusciarono via da dove Albus Dumbledore aveva inchiodato aò tavolo Millicent Bulstrode. Lei non oppose resistenza , c’era un malsano ghigno agli angoli della bocca, e gli occhi fissavano vacui il Preside. Rise stridente ancora. “Il servo dell’Oscuro Signore deve essere ammonito del suo obbligo. Harry Potter soffrirà e morirà!”
A questo la mente di Snape si rannuvolò, e scagliò il coltello che stava usando per tagliare radici di salice nel banco. Malfoy lo rimosse senza fare una parola e continuò a tagliare. Passarono lunghi minuti mentre Snape lottava per respirare. < mi sta mandando un messaggio, > pensò cupo. < Voleva Potter morto e lo ha fatto in un modo che provasse il suo potere, la sua abilità a raggiungerlo anche nella scuola, a prendere il ragazzo di cui sono responsabile… >
“La Maledizione Imperius,” sentì dire a Dumbledore di lontano. Guardò su quando il Preside puntò la bacchetta alla signorina Bulstrode e borbottò, “Finite Incantatum”. Gli occhi della ragazza si rovesciarono, e si afflosciò a terra svenuta.
Un rumore di singhiozzo ansimante riportò la sua attenzione su Harry Potter. Il ragazzo ora si agitava con maggiore violenza, si afferrava alle vesti degli amici che cercavano di confortarlo. Weasley era in ginocchio, la faccia sepolta tra le mani. La Granger era china sulla testa di Harry, e gli parlava in tono piano in modo incomprensibile. Potter riusciva a tirare fuori una pariola ogni qualche respiro “No… per favore…oh, no… per favore…” < non durarono così tanto, > pensò Snape con amarezza. < Erano morti di già. Ed era stato assai più misericordioso >. In silenzio maledì la resistenza del ragazzo mentre riportava l’attenzione alla mistura nel calderone sul tavolo. Malfoy aveva come al solito fatto un lavoro impeccabile, e le pozioni erano quasi pronte. Appena una diveniva rossa, sarebbero state mischiate e somministrate. Così, era solo questione di attendere…
“Nello stesso contenitore, Professore?” Chiese placido Malfoy dopo un poco; gli occhi grigi si strinsero sulla sagoma tremante di Potter. Snape si riscosse; non era consapevole che il ragazzo sapesse. Ma allora Lucius pareva che gli avesse detto tutto.
“Credo di sì,” sussurrò, senza badare che il suo figlioccio avesse sentito il panico nella voce.
Malfoy stette zitto per un momento, poi si voltò verso Snape e gli chiese, “Stai bene?”
Snape rese l’occhiata, incapace di tirare il fiato per respirare. Improvviso un grido straziante riempì la stanza ed echeggiò sulle pareti di pietra del sotterraneo. Venne seguito da un altro, e un altro. Gli urli erano rochi e gutturali- urli di un’anima che scende nella spirale della follia. Le gambe di Snape cedettero sotto di lui, e si accasciò a terra guardando il ragazzo davanti a lui.
Gli occhi di Potter erano aperti, vacui e vitrei. La Granger gli prendeva il viso tra le mani. “Harry! Harry!” Guardò su a Dumbledore, disperata. “Lo stiamo perdendo, Professore!” Le urla continuarono, e Snape chinò la testa sul legno freddo della cattedra. <Non ci vorrà molto adesso…>
“Severus!” Malfoy scattò verso lui, usò il nome per riportarlo alla realtà. Snape si sentì rimettere in piedi. La pozione nel calderone a sinistra era divenuta scarlatta. Malfoy aveva procurato un calice pulito e attendeva istruzioni. Ma Snape sentì una strana calma posarsi su di lui; doveva fare questo. Poteva essere troppo tardi, ma doveva finire. Afferrò il calice da Malfoy.
“Mezza dose di questo prima…” guardò il figlioccio che versava preciso, attento. “E poi…” smise di parlare quando aggiunse di sua mano l’altra pozione e le rimescolò assieme. Ci fu un lieve lampo, e l’antidoto divenne bianco brillante.
“Adesso!” Snape fu sorpreso della forza nelle gambe quando passò attorno al tavolo. Porse il calice a Dumbledore, poi si abbassò e raccolse Harry Potter contro il petto. Il ragazzo era inerte; i gridi si erano smorzati in gemiti; gli occhi verdi si erano di nuovo chiusi. Snape recuperò l’antidoto e premette le dita tra le labbra di Potter, cercando di fargli aprire la bocca. Doveva affrettarsi, l’antidoto manteneva la sua potenza solo per pochi attimi. Tirò indietro la testa di Potter e gli versò il liquido bianco nella bocca aperta. Il ragazzo si scosse una volta, sputando e strozzandosi, ma Snape agguantò la mascella chiusa e la tenne finché, per riflesso, alla fine Harry inghiottì. Allora Snape costrinse la bocca a riaprirsi e ripeté il procedimento, ancora e ancora, fino che il calice non fu vuotato.
Un silenzio teso invase la stanza, ma Snape a malapena se ne accorse. Fece cadere il calice vuoto e cullò a sé il corpo pesante che tremava. Chiuse gli occhi, dimenticò per un momento chi stesse tenendo. < Avrei dovuto salvarli… ma non ho potuto. E’ troppo tardi per Potter, anche. Morte per mia mano per tutti loro. >
Una mano sulla spalla lo riportò in sé stesso. Aprì gli occhi e vide Albus Dumbledore inginocchiato davanti a lui.
“Lascialo, Severus. Hai fatto tutto quello che potevi.”
Snape abbassò lo sguardo su Potter. Il ragazzo era silenzioso, con gli occhi chiusi come se dormisse. Respirava ancora, ma quello poteva essere per l’antidoto. Il sangue di unicorno avrebbe mantenuto il suo corpo in funzione per un po’, anche se la mente si era fermata. Almeno sarebbe morto senza ulteriori sofferenze.
Snape cedette Potter a Madama Pomfrey,che immediatamente prese ad allentargli gli abiti e a dare placidi comandi a Hermione Granger. Con fatica si rialzò, e scoprì che il suo figlioccio era al suo gomito, e lo aiutava a mettersi ritto.
“Portalo nelle sue stanze,” disse Dumbledore a Malfoy. “E rimani con lui fino a che non arrivo io.”
Draco annuì e guidò il Professore alla porta. Snape notò che gli studenti rimasti erano portati via dalla stanza a un certo punto. Si chiese per un attimo cosa fosse accaduto a Millicent Bulstrode. Ma non era colpa della ragazza. Era sua, soltanto sua.
“Vieni, Severus,” Malfoy lo spinse deciso alla porta. Snape gli permise di farsi guidare oltre nel sotterraneo, non sapendo né importandogli quello che sarebbe accaduto a lui. Con Potter morto, Voldemort sarebbe stato inarrestabile, e non ci sarebbe stata speranza per nessuno.


Una settimana più tardi, Doppio Pozioni stava concludendosi mentre gli studenti, che lavoravano in coppia, attendevano che le pozioni nel calderone di sinistra divenissero rosse. L’antidoto alla Dolorum era un procedimento difficile, ma avevano completato tutti il compito con estrema serietà. Gli studenti erano stati esatti nell’immaginare ce la pozione sarebbe dovuta esser mandata a mente per l’esame finale.
Gli occhi di Severus Snape saltavano attorno nella classe e si fermarono su Harry Potter. Il ragazzo stava sussurrando qualcosa a Weasley mentre attendevano la loro pozione. Snape notò la postura del ragazzo, gli occhi brillanti, le guance rosse per la meraviglia, e una punta di tristezza < Chi avrebbe creduto che fosse così forte? E perché loro non lo sono stati? Non che avesse importanza. Allora non m’era permesso di fare l’antidoto…>
Ci fu un affollarsi di attività quando le pozioni di tutti cambiarono quasi tutte contemporaneamente e gli studenti corsero a completare la mistura di due parti. Qualcuno rise in trionfo quando le loro pozioni lampeggiarono divenendo bianco brillante. Potter la fissò pensieroso, fino a che Weasley lo riscosse per pulire.
“Lezione terminata,” annunciò Snape.”Potter, resterai qua un attimo.”
Parecchi studenti lo fissarono sorpresi, ma Potter annuì e sedette. Ron Weasley
Quando furono soli, Snape fissò lo sguardo sul Ragazzo ce Sopravvisse… di nuovo. “Come ti senti?” chiese, incapace di tenere la consueta durezza nel tono.
Potter alzò le spalle. “Bene, immagino.” Snape continuò a fissarlo, e il ragazzo sospirò. “Ancora un po’ nauseato, e un po’ tremante. Per il resto, bene.”
Snape annuì, e inspirò profondamente. “Avrei voluto sapere… quando all’inizio rifiutasti di bere, come potevi sapere che la pozione era stata scambiata ?”
Potter si ritrasse e fissò le mani. “Eh… una specie di… brutta sensazione. La mia cicatrice… “ La voce sfumò, e Snape si rese conto che il ragazzo odiava attirare attenzione sul suo Marchio maledetto. “D’altra parte,” buttò lì Harry, “Puzzava come cacca.”
Snape strinse i denti contro il sorriso che provava a formarsi. Come la cacca, infatti. Ma doveva una spiegazione al ragazzo. “Potter, potrebbe esserti stato detto che fui io quello che ha distillato la Pozione Dolorum che hai bevuto la scorsa settimana.” Dall’espressione scioccata sulla faccia di Potter, Snape mise assieme che non era stato così. Proseguì. “Fu molti anni fa, quattordici, per essere esatti.”
“Attorno a quando cadde Voldemort,” disse pensieroso Potter.
< La mente del ragazzo ragiona svelta, > pensò Snape. < Questo renderà le cose più facili.> “Quando ero un,,, quando ero in suo servizio, domandò che creassi una pozione da usare con l’intento di torturare a morte. Lo accontentai, ovvio,” Arrischiò un’occhiata a Potter; la faccia del ragazzo mostrava interesse, ma non giudizio. < Cambierà in un istante >. “Metteva in dubbio la mia lealtà e sapevo che dovevo superare la sua aspettativa per salvare la mia vita, e così pure le vite di… così, inventai la Pozione Dolorum e la presentai all’Oscuro Signore. Fu compiaciuto, ed insistette nel provarla. Immaginai usasse un Babbano, come era prassi, ma…”
La voce di Snape si smorzò e gli occorse un istante per raddrizzarsi. Potter era immobile, fissava il suo istruttore di pozioni con un’espressione strana, piena di terrore.
Snape proseguì in un sussurro, “Usò… Voldemort provò la pozione su mia moglie e mia figlia.” Sentì Potter ansimare ma si costrinse ad andare avanti. “Venni immobilizzato, costretto a guardare…” Poi non poté più continuare, la gola si strinse al pensiero di quelle grida terrificate e piene di dolore, le facce contorte dalla sofferenza, l’accusa nei loro occhi prima che smettessero di vedere…
"Professore?"
non aveva fatto caso che Potter si era alzato dal sedile e si era avvicinato a lui, ma all’improvviso sentì la mano del ragazzo posare lieve sul suo braccio. Un simile piccolo gesto, non doveva essere di conforto quanto lo fu. Snape alzò gli occhi al viso del ragazzo e fu scioccato nel vedere le lacrime riempire quegli occhi verde brillante.
“Mi dispiace, Professore,” sussurrò Harry. La voce tremava con quella che poteva essere senza difficoltà riconosciuta come rabbia. Snape ne fu lieto, non voleva la pieta del ragazzo, ma la rabbia, poteva essere produttiva.
Snape scostò il braccio e di colpo si alzò in piedi. “Pensavo solo tu meritassi di saperlo.”
“Signore –“ la voce di Potter era adesso stentata. “Come sapevi che la roa che ho bevuto era della stessa bollitura di pozione che tu hai distillato?”
“Poiché la ricetta non è mai stata scritta. Venne persa con Voldemort quando lo lasciai per unirmi a Dumbledore, poco dopo. Nessun altro la saprebbe fare. E si conserva all’infinito, probabilmente aumenta il suo potere negli anni.”
Gli occhi di Snape si sbarrarono. “Così potrebbe averne dell’altra?”
Snape sospirò – era stata l’idea che aveva infestato I suoi sogni, una settimana prima. “Sì, per questo ogni studente e insegnante nella scuola ha imparato a memoria l’antidoto, a fine settimana.”
Potter annuì, fissò intenso il professore.
Snape guardò altrove e mosse una mano assente verso lui. Si sentiva stremato, e la presenza continua el ragazzo lo faceva sentire vulnerabile. “Puoi andare, Potter.”
“Professore?”
< Dannazione… > “Cosa?”
Potter esitò, poi fece uscire la voce. “Quanti anni aveva lai, signore? Tua figlia?”
Lo stomaco di Snape si torse, e premette i palmi contro la superficie della cattedra. “Due, Potter. Aveva quasi due anni.” Chiuse gli occhi.
Ci fu silenzio, poi sentì Potter sussurrare, “Grazie, Signore.” I passi del ragazzo si allontanarono quando attraversò la stanza e uscì nel corridoio, chiudendo piano la porta dietro di lui.
Severus Snape sedette alla cattedra per molto tempo, mentre le candele bruciavano attorno a lui e i ricordi fluivano nella sua testa. Per la prima volta in anni, poté ricordare una dolce risata invece degli urli, voci placide femminili che gli mormoravano in momenti di pace. E poi sentì qualcosa d’altro, che gli risaliva dentro , qualcosa che aveva perso da molto tempo, tanto che a fatica la riconosceva < Speranza >


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Qui l’Originale : http://www.thedarkarts.org/authors/sleepingbear/dolorum.html



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